Il cocktail che nessuno aveva ordinato
Alcol, benzodiazepine, cocaina e oppioidi: perché le sostanze non si annullano a vicenda e perché i mix possono diventare pericolosi.
«Ma se una cosa mi tira su e un’altra mi tira giù, alla fine torno normale?» Questa frase ha lo stesso valore scientifico di «se salto da una finestra e apro un ombrello, atterro piano».
È un’idea seducente, quella della compensazione. Abbiamo inventato il caffè dopo una notte insonne, il divano dopo una giornata di lavoro e la pizza dopo qualsiasi cosa. A quel punto viene spontaneo pensare che anche le sostanze funzionino con un sistema di crediti e debiti. «Una mi accelera, una mi rallenta, sono a zero». Peccato che lo zero sia immaginario.
«Quindi i mix sono una brutta idea?»
Sì. La risposta breve è sì. Quella lunga contiene parole come depressione respiratoria, aritmie e interazione farmacologica. Ed è comunque sì.
Quando si assumono più sostanze, insieme o a breve distanza, gli effetti possono sommarsi, amplificarsi o mascherarsi a vicenda. Il risultato non è prevedibile semplicemente conoscendo le singole sostanze. E non basta dire «l’ho già fatto altre volte»: il corpo non firma contratti di continuità.
«E alcol più benzodiazepine? Sono solo due cose che rilassano.»
È proprio il problema. Alcol e benzodiazepine possono aumentare sedazione, confusione, perdita di coordinazione e depressione delle funzioni vitali. Se entrano in gioco anche oppioidi, il rischio di respirazione gravemente rallentata e overdose cresce ulteriormente.
Non parliamo solo di sostanze illegali: anche i farmaci prescritti possono interagire con l’alcol o con altre droghe. Questo non significa sospendere autonomamente una terapia. Significa chiedere a medico o farmacista quali associazioni evitare.
«E cocaina e alcol? Uno sveglia, l’altro rilassa.»
Il fegato ha una risposta molto precisa e poco romantica: quando nell’organismo coesistono cocaina e alcol, può formarsi cocaetilene, un metabolita associato a una maggiore tossicità, soprattutto per il sistema cardiovascolare. Quindi no: non è un pareggio. È un nuovo problema.
Anche combinare stimolanti con sostanze sedative non elimina i rischi dell’una o dell’altra categoria. È possibile sentirsi più lucidi senza esserlo davvero. Per esempio: essere in grado di spiegare una teoria di quarantacinque minuti sul calcio non dimostra di avere riflessi adatti a guidare. Lo dimostra, al massimo, di avere una teoria.
«Quindi se qualcosa va storto, che faccio?»
Non aggiungere un’altra sostanza per «sistemare» gli effetti. Cerca un ambiente sicuro e chiedi aiuto. Se qualcuno presenta respiro lento o irregolare, perdita di coscienza, convulsioni, dolore al petto o confusione grave, chiama subito il 112.
Quando parli con i soccorritori, racconta quello che sai: alcol, farmaci, sostanze assunte, tempi approssimativi, sintomi. Anche se le informazioni sono incomplete. I sanitari hanno bisogno di dati utili, non del miglior racconto difensivo della serata.
La morale? Non c’è una morale.
C’è un’informazione: conoscere i rischi delle combinazioni aiuta a prendere decisioni più consapevoli. E chiedere assistenza non è una confessione né una sconfitta. È un modo per evitare che una serata diventi una notizia di cronaca.
La cosa interessante è che il corpo umano possiede già diversi meccanismi complicati. Non c’era alcun bisogno di organizzargli anche un torneo di sostanze.
